Roberto Mancini: Il poliziotto monnezza

Roberto-Mancini

“Ciao, mi chiamo Roberto Mancini,
non l’allenatore, io di mestiere faccio il poliziotto .
A voi ragazzi non piacciamo granchè, noi siamo gli “sbirri”, siamo quelli da cui scappare e probabilmente non vi interessano le nostre storie. Eppure per dei ragazzi, per delle famiglie, per questo Paese io ho dato tutto.
Lavoravo ad un’inchiesta su quella che adesso chiamate “Terra dei Fuochi”.
Beh, chi oggi non sa di cosa si tratta?
Ma capite bene che nel lontano 1994 per me e per la mia squadra non fu semplice scoprirlo.
La cosa che non mi fu mai chiara è se fu per prima la mafia a insidiarsi nella politica o la politica nella mafia.
La conclusione più triste in entrambe le ipotesi è che camorra e politica,nela mia terra, erano talmente intrecciate da essere diventate una cosa sola.

Intercettare le loro chiamate fu difficile e ancora più difficile fu decifrare le loro parole. Perché si sa, ce l’hanno insegnato da sempre, i mafiosi, quelli furbi, parlano tanto e parlano in codice.
Una cosa sola gli interessava: spazzatura.
E allora, seguendo quell’insegnamento, mi scervellai assai prima di capire cosa nascondessero dietro quella parola: avevamo pensato alludessero alla droga, alle armi, enormi carichi tutti con destinazione Campania.

Probabilmente li sopravvalutai parecchio credendoli tanto furbi da inventare un linguaggio in codice e oggi, posso contestare: di mafiosi furbi non ce ne sono.
Dopo tanto lavoro capimmo che non c’era nessun codice da decifrare, nessuna verità da cercare oltre quella che sentivamo: capimmo che parlavano chiaro, che qualcuno aveva capito come fare della “monnezza” un guadagno.

Ma nessuno mi credette… Assenza di prove, dicevano.
Si capisce: quale boss mafioso si sarebbe mai interessato di spazzatura?
La mia indagine era infondata.
Non ebbero bisogno di uccidermi allora, perché funziona così, credono di avere il potere di scegliere della tua vita se per loro diventi un problema.
Ma io, sfortunatamente, non lo ero.

E così per tutti gli altri diventai semplicemente il poliziotto-monnezza che della sua monnezza di indagine si occupava.
Solo dopo tredici anni uno di quei furbi mafiosi “La monnezza è oro” confessava “e la politica è una monnezza”.
A rendere tutto un po’ più chiaro allora non furono solo quelle parole, ma anche il lavoro mio e dei miei amici che, per rabbia o forse solo per determinazione, scavammo con le nostre stesse mani questa nostra stessa terra. E fu proprio quel mio lavoro, quella mia terra a decidere la mia sorte, a scegliere che per questa Terra dei Fuochi, io avrei pagato.

Il mio lavoro però contò ancor meno di quella stessa furbizia mafiosa di cui vi ho già parlato precedentemente e che li portò ad incastrarsi da soli.
Tutti ora sapevano.
Campania: la più grande discarica sotterranea europea attraverso la quale la camorra era riuscita ad aprire un giro d’affari che coinvolgeva tutta l’Italia e negli ultimi mesi anche l’Europa.

Alla fine ci siamo pure riusciti a vincere ma adesso io certe battaglie non posso più portarle avanti.

Sono morto a 53 anni, causa linfoma di Hodgkin, roberto_mancini_poliziottocontratto durante il mio lavoro a stretto contatto con quella terra che avevano avvelenato. E’ stato per questa malattia impronunciabile che hanno dichiarato
“Deceduto eroicamente per causa di servizio”
che un po’ in realtà fa ridere, ma in fin dei conti è molto più elegante di
“Deceduto eroicamente assieme ad altre centinaia di innocenti a causa di interessi mafiosi che hanno avvelenato quella che una volta era la terra del sole”
Ora che conoscete la mia storia vi prego di non dimenticarla.
Restituite a questa terra i suoi colori e la sua aria ma soprattutto
denunciate, combattete.”

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Giulia Marciante

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