Referendum Costituzionale: che cos’è e come funziona?

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Il prossimo 4 dicembre si voterà per il referendum costituzionale in cui gli elettori decideranno se approvare o respingere le riforme della Costituzione promosse dal governo Renzi e approvate dal Parlamento.
La proposta di riforma è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna camera: di conseguenza, come prescritto dall’articolo 138 della Costituzione, il provvedimento non è stato direttamente promulgato per dare la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi, facoltà già esercitata nello stesso mese di aprile 2016.
Non è previsto il quorum: vinceranno i “sì” o i “no” indipendentemente da quante persone andranno a votare.

La scheda avrà il seguente testotesto-domanda-referendum

Quello di dicembre sarà il terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica italiana.

Molti ad oggi non hanno le idee ancora ben chiare se approvare il referendum costituzionale e quindi segnare la casella del Si oppure essere contrari e votare NO.

Quindi cercheremo , anche se in breve, di chiarirle al meglio e arrivare preparati al voto del 4 dicembre.

-Riforma del Senato

La riforma prevede una forte riduzione dei poteri del Senato e un cambio nel metodo di elezione dei senatori. Ponendo così  fine al bicameralismo perfetto,  cioè la forma parlamentare in cui le due Camere hanno sostanzialmente uguali poteri e uguali funzioni: un sistema che non ha nessun altro paese in Europa.

Insieme alle competenze, cambierà anche la composizione del Senato, che passerà da 315 a 100 membri. I senatori non saranno più eletti direttamente, come avviene oggi, ma saranno scelti dalle assemblee regionali tra i consiglieri che le compongono e tra i sindaci della regione.

– Titolo V
La seconda parte più importante della riforma riguarda la riduzione dell’autonomia degli enti locali a favore dello stato centrale. Questa riduzione si otterrà con la modifica del Titolo V della seconda parte della Costituzione, che contiene le norme fondamentali che regolano le autonomie locali.

Con il ddl Boschi, molte di quelle competenze torneranno in maniera esclusiva allo Stato, mentre le competenze concorrenti (cioè condivise tra Stato e regioni) scompariranno completamente. La competenza principale che rimane alle regioni sarà la sanità.

La riforma porterà anche all’abolizione definitiva delle province, che negli ultimi anni sono già state progressivamente svuotate delle loro principali funzioni. 

– Elezioni del presidente della Repubblica, abolizione del CNEL e referendum
La riforma prevede anche una serie di cambiamenti di portata meno rilevante, ma comunque importanti. Il presidente della Repubblica sarà eletto dalle due camere riunite in seduta comune, senza la partecipazione dei 58 delegati regionali come invece avviene oggi. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi fino al quarto scrutinio, poi basteranno i tre quinti. Solo al nono scrutinio basterà la maggioranza assoluta (attualmente è necessario ottenere i due terzi dei voti fino al terzo scrutinio; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta: Napolitano e Mattarella sono stati eletti così).

Il ddl Boschi prevede anche l’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, un organo previsto dalla Costituzione (all’articolo 99). Il CNEL è un “organo consultivo”, con la facoltà di promuovere disegni di legge (quasi mai usata nella sua storia). È composto da 64 consiglieri, in parte nominati dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio (dieci persone, definite come “qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica”), in parte dai rappresentanti delle categorie produttive (48 membri, tra cui ventidue rappresentanti dei lavoratori dipendenti – in sostanza i sindacati – tre in rappresentanza dei dirigenti pubblici e privati, nove rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni e diciassette rappresentanti delle imprese) e in parte dai rappresentanti di associazioni e volontariato (6 membri).

Ragioni del si

Le ragioni più sostanziali a favore del “sì” sono la semplificazione dell’iter legislativo, ottenuta grazie alla riduzione delle competenze del Senato e alla fine del bicameralismo perfetto. In questo modo si eviterà di allungare ulteriormente i tempi necessari ad approvare una nuova legge.

Infine, secondo i proponenti del sì, la modifica del Titolo V permetterà di risolvere molti dei conflitti di competenza che sorgono tra Stato e regioni. Infatti, l’autonomia delle regioni  in questi anni è stata considerata alla base dei molti scandali su spese, rimborsi e disservizi delle varie amministrazioni locali.

Ragioni del no

Questa riforma rischia di trasformare l’Italia in un paese “autoritario”, o che comunque restringa gli spazi di dibattito democratico e parlamentare.

La riforma attuale indebolendo una delle due Camere, rischia di rendere il governo comparativamente più forte.

L’urlo Cittadino invita tutti coloro che godono del diritto di voto a recarsi alle urne il 4 dicembre 2016, ricordando che votare è un diritto oltre che un dovere morale.

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Davide Parlapiano

Davide Parlapiano

Inventore e direttore del Blog "L'urlo Cittadino". Nato a Palermo nel 1994. Attualmente Consulente FinTech presso PwC Italy e studente III°Anno in Computer Science Engineering, presso SUPINFO INTERNATIONAL UNIVERSITY Trapani Campus.