Luoghi da scoprire: il Giubbo, l’Eremo di San Pellegrino, la Pietà.

26. Luoghi da scoprire 3 San Pellegrino

26. Luoghi da scoprire 3 GiubboIl Giubbo, conosciuto anche come c.da San Benedetto, è l’origine. Da qui inizia la storia di Caltabellotta, anche se ad oggi non si conosce l’esatto toponimo, si tratta di una città che dominava la valle circostante poiché con la sua elevazione non solo fungeva da vedetta ma era facilmente difendibile; ricca di acqua, accoglieva una popolazione prevalentemente agricola e pastorale, sfruttando al meglio la fertilità del suolo. Grazie alla Dottoressa Rosalba Panvini, oggi Soprintendente di Siracusa e conosciuta anche come la “Signora dell’Archeologia”, nel 1982 si realizzò una prima campagna di scavo, ripresa successivamente nel 2010, durante le quali fu possibile ricostruire la storia di questo luogo: le tracce evidenziano la presenza di un centro indigeno poi ellenizzato che in età arcaica dunque si trasforma per venire riutilizzato parallelamente con la fondazione di Selinunte, assumendo il ruolo di luogo di incontro tra Sicani, Greci, Punici e successivamente Romani. Col Professore Dario Palermo, docente di Archeologia presso l’Università di Catania, si sono approfonditi gli scavi di due grandi capanne circolari dell’età del Ferro. Leggendo le evidenze archeologiche si può dunque constatare che l’insediamento fu abitato dall’età del Ferro fino al V secolo a.C. per poi venire abbandonato.

 

26. Luoghi da scoprire 3 San Pellegrino

L’Eremo di San Pellegrino, recentemente vituperato a causa dell’utilizzo frenetico e decontestualizzato del cemento armato durante il rifacimento della strada d’accesso alla chiesa, costruendo delle discutibili arcate, rimane il punto più alto di Caltabellotta e sede della nascita del cristianesimo della parte occidentale della Sicilia, grazie al primo protovescovo di Triokala, San Pellegrino. La struttura sorge indubbiamente su una preesistenza pagana come testimoniano le due grotte all’interno (Grotta del Bene e Grotta del Male) tramite le quali ci si addentra nelle viscere di Caltabellotta. In una di esse, la Grotta del Male, si narra che San Pellegrino uccise quel famelico Drago che, secondo la leggenda, intimoriva la città di Triokala divorandone i fanciulli. La seconda grotta, del Bene, presenta degli affreschi settecenteschi di manifattura popolare e conferma come dovevano presentarsi le prime chiese durante l’evangelizzazione. Il prospetto esterno della chiesa mostra tipiche caratteristiche di XVII secolo arricchite successivamente da un portale in stile barocco siciliano. L’Eremo venne ampliato nel XVIII secolo e da allora non ha subito alcuna modifica strutturale.

26. Luoghi da scoprire 3 pietàLa Pietà è un’area che comprende le tombe a grotticella poste ad est del Santuario di San Pellegrino, il monte della Pietà e “Lu Pirtusu”. Le tombe a grotticella artificiale scavate nella viva roccia e disposte fittamente su due ordini irregolari, sono circa cinquanta con forme e misure diverse a causa di un riutilizzo in età cristiana prima e bizantina poi, non tralasciando una ulteriore trasformazione avvenuta a causa della diversa destinazione d’uso in epoca recente quando divennero delle vere e proprie abitazioni. Il monte della Pietà conserva una grande grotta artificiale denominata “La grotta di San Cono” composta da sei ambienti con porte e finestre scolpite, culminante nella chiesetta di epoca bizantina della Pietà o di San Cono, che conserva al suo interno un affresco danneggiato dal tempo e dall’umidità, databile al XV secolo con recante la seguente iscrizione: «CONV». “U Pirtusu” infine è una porta rupestre naturale che si fa breccia tra le rocce e che mette in contatto i due versanti (Sud-Nord) di Caltabellotta. Attraversarla è un’esperienza altamente suggestiva

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it