L’Immacolata e Santa Lucia: salde ritualità caltabellottesi

17. L'immacolata e Santa Lucia

L’8 dicembre in molte città siciliane si celebra la Festa dell’Immacolata con processioni, fuochi e cibi tipici. Il dogma fu emanato nella Cappella Sistina da Papa Pio IX nel 1854 ed in Sicilia fondamentale per l’affermazione e diffusione del dogma fu l’apporto dato dai frati francescani.
17. Manifesto FestaA Caltabellotta, la realizzazione della festa ha peculiarità singolari tanto da ritenere che si tratti di un rituale che rievoca un antico culto religioso, evidenziando simbolicamente il trionfo del Cristianesimo sul paganesimo e la glorificazione del bene sul male. Il giorno della festa, infatti, si porta in processione la statua dell’Immacolata Concezione, opera in legno dell’artista Filippo Quattrocchi che si trova nella chiesa dell’Itria ed al rientro dal corteo, che quest’anno subirà qualche piccola variazione a causa della recente alluvione, ad attenderla oltre ad una grande folla viene allestito un gigantesco demonio fatto di cartapesta, U Diavulazzu, che viene bruciato di fronte al simulacro della Madonna. Quando le fiamme lo avvolgono inesorabilmente, l’efferato essere emette suoni strani, sibili grotteschi dovuti all’ingegnosità degli organizzatori, che durante la sua preparazione, gli hanno introdotto, oltre alla sparacogna  ed al fieno, dei petardi in punti strategici, rendendo la figura straordinariamente buffa e suscitando ilarità in chi lo osserva bruciare, celebrando dunque il trionfo della Madre sull’avversario di sempre. Attenzione però al carbone che se ne ricava dalla combustione del maligno, poiché risulta essere maledetto e nessuno oserà toccarlo perché porta con sé distruzione, malattie e morte.

Santa Lucia, patrona di Siracusa, è ritenuta dalla Chiesa la protettrice degli occhi, ella sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano, intorno al 304 e gli atti del suo martirio raccontano violenze orribili inflittele dal prefetto. In Sicilia vi è sempre stata una forte devozione verso la Santa, ma un evento in particolare ha suscitato un forte amore devozionale nei suoi confronti. Si narra infatti che nel 1646 venne invocata dalla popolazione siciliana perché affamata a causa di una grave carestia; la Santa operò un grande prodigio facendo arrivare una nave carica di frumento nel porto di Siracusa secondo alcuni o di Palermo secondo altre fonti. La gente vide in quella nave la risposta di Lucia alle loro preghiere e, stremata dalla fame, bollì e mangiò il frumento, creando così la tradizionale cuccìa, oggi piatto unico e distintivo per il giorno dedicato alla sua festa, il 13 dicembre. A Caltabellotta, numerose famiglie, ancora oggi e da tempo immemore accolgono in casa per l’intera giornata un gruppo di ragazzine, li Virgineddi, offrendo loro dalla colazione alla cena e facendo trascorrere l’intera giornata tra giochi, cibarie e divertimenti vari. Li Virgineddi sono da considerarsi un atto di fede ed un voto alla Santa per una grazia ricevuta o che si vuole ricevere ed un tempo con le ristrettezze economiche era un vero sacrificio dare da mangiare a tante bimbe per l’intera giornata. Nelle tavole sia delle verginelle che nelle altre famiglie non mancheranno la cuccìa col vino cotto e le arancine.

La foto del Diavulazzu è di Paolo Vetrano.

Commenta con Facebook

The following two tabs change content below.
Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it