Li signi di Santa Marta: un oracolo tutto caltabellottese

27. Li signi di Santa Marta

L’oracolo, ossia l’arte divinatoria, è una pratica antichissima che consiste nell’interrogazione della divinità riguardo a svariati argomenti pubblici e privati: fondazioni di colonie, esito di imprese militari, salute, gravidanze, la paternità reale di un nascituro, il ritrovamento di una persona o di un oggetto, ecc. Ricordiamo fra i più importanti, l’oracolo di Delfi per il mondo greco e la pratica dell’aruspicina, nel mondo etrusco e poi traslato nel mondo romano, tutte pratiche volte a predire il futuro grazie ad un tramite.

Nonostante la Chiesa oggi ammonisca la pratica della divinazione, vi fu un tempo in cui ci si rivolgeva al Santo per ricevere delle predizioni che si potevano leggere in suggestivi modi. Anche Caltabellotta non fu esente da questa particolare forma di preghiera che veniva fatta, nello specifico, a Santa Marta fino ad una cinquantennio fa circa.

27. Li signi di Santa MartaSanta Marta è sicuramente una delle sante più note nella devozione popolare e viene immaginata come una donna bellissima, dalla pelle scura, che maneggia con sicurezza e determinazione dei serpenti; è colei che comanda e vince il male su tutti i fronti: amore, vizi, nemici, lavoro, denaro. È verosimile ritenere che in Sicilia il culto di Santa Marta abbia inizio proprio durante la dominazione angioina, periodo che coincide con l’arrivo dei francescani nell’isola nel 1262. Ma a Caltabellotta la Santa assume delle connotazioni tali da distinguerla dagli altri riti. La sua immagine la si trova nella chiesa della Madrice, precisamente nella cappella della Madonna della Catena del Ferraro.

Santa Marta di Betania, sorella di Maria e di Lazzaro, viene raffigurata con chiavi, mestolo, scopa o drago ed è considerata la protettrice delle casalinghe. Secondo la tradizione, dopo la resurrezione di Gesù e le prime persecuzioni, Marta si trasferì in Provenza, nelle cui paludi un terribile mostro, la Tarasque, atterriva la popolazione. Si racconta come Ella riuscì a sconfiggere l’orribile creatura con la sola preghiera e che la fece rimpicciolire così tanto fino a renderla innocua.

Purtroppo un video realizzato negli anni sessanta da Sergio Zavoli per la RAI ha inconsapevolmente forviato dal reale procedimento del rito a Santa Marta e molti ne hanno scritto, rifacendosi proprio a quella riproduzione non del tutto attendibile: nel filmato infatti si vedono delle donne che a passo lesto raggiungono il pianoro della Madrice e tutte insieme, ma una per volta, chiamano i loro lontani parenti per avere notizie tramite la Santa. In realtà, essendo una richiesta personale quella fatta alla Santa, si andava di martedì sulla rupe Gogàla, da soli o al massimo coi propri parenti più stretti, si bussava alla porta secondaria della Chiesa Madre gridando il nome di Santa Marta, si chiamava con solerzia la Santa che dimorava dentro la Chiesa e successivamente ci si recava nella zona retrostante alla Madrice, volgendosi verso la smisurata vallata, si gridava il nome del parente lontano di cui non si avevano più notizie o quesiti di varia natura: amorosa, economica, salutare. I “Signi” cioè i segni, potevano arrivare o dagli atteggiamenti degli animali (il volo degli uccelli, i cani ringhiosi o amorevoli eccetera) o dalla prima parola pronunciata dal primo passante che avrebbe incrociato durante il suo cammino o ancora dalle campagne stesse da dove a rispondere beffardamente erano i contadini che avevano ascoltato la richiesta.

Purtroppo il culto alla Santa oggi è andato perso, ma numerose sono le testimonianze di veridicità di un passato frammisto di devozione e superstizione.

Commenta con Facebook

The following two tabs change content below.
Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it