L’HIV e l’ultimo caso di unzione

Science

L’HIV, ovvero il virus dell’immunodeficienza umana che è portatore dell’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è un classico esempio di retrovirus, ovvero un virus che nel suo ciclo utilizza un particolare enzima: la retrotrascrittasi (o trascrittasi inversa) che permette di trasformare l’RNA in DNA. Inizialmente avviene il riconoscimento tra la proteina gp120 del virus e la proteina CD4 della cellula umana, in particolare ne sono i ricchi i linfociti detti CD4 positivi. Essi sono molto importanti, infatti sono quelli che riconoscono tutti gli organismi indesiderati dal corpo. Dopo questo evento avviene la fusione tra la membrana del virus e quella del linfocita, dopodiché grazie alla trascrittasi inversa il genoma del virus si integra in quello del linfocita insieme al quale verrà replicato. Dopo la replicazione i nuovi virioni escono dalla cellula per gemmazione uccidendo la cellula ospite per invaderne ancora altre nuove ed è proprio questo ciclo di distruzione che causa l’immunodeficienza.

Si ha infatti l’immunodeficienza acquisita solo quando è avvenuta la replicazione, invece nella fase di latenza, ovvero quando il virus è semplicemente incubato nel linfocita si ha la cosiddetta sieropositività.

Il virus può essere trasmesso per tre vie principali:

-sessuale

-ematica (cioè col sangue)

-verticale (cioè di madre in figlio)

Infatti il trasferimento oltre che con sperma, liquido vaginale e sangue avviene anche col latte materno.

Virus che portano all’immunodeficienza, furono inizialmente documentate nei felini (FIV) e nelle scimmie (SIV) e probabilmente da quest’ultimo si è evoluto il ceppo che ha cominciato a colpire l’uomo, cosa che è successa in tempi relativamente recenti dato che il primo caso umano di sieropositività accertato fu documentato nel 1959, dunque è probabile pensare che la nuova specie si sia evoluta nella prima metà del ‘900.

Ha fatto recentemente discutere il caso di un untore di HIV, il trentaduenne Valentino Talluto, il quale ha trasmesso il virus a oltre 30 donne. Le ha contagiate avendo con loro rapporti sessuali non protetti di ogni tipo senza fare parola della sua malattia e arrivando a portare, quando è stato incalzato da una di esse, anche falsi certificati di sieronegatività. E’ il caso di dire che la giustizia lo ha punito doverosamente, in quanto la Corte D’Assise lo ha condannato a 24 anni di carcere nella speranza che questo importante precedente dissuada l’insorgere di nuovi casi di questo tipo.

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Antonella Augello

Descrizione: Nata a Sciacca il 28 settembre 1995. Attualmente studia presso la facoltà di Scienze Biologiche all'Università degli Studi di Palermo.