LA STAGIONE OLIVICOLA 2018: L’<<olio per la casa>> e niente o poco più!

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La campagna olivicola 2018 è ancora lontana dal traguardo, ma i tempi – quelli sì – sembrano maturi per stilare un primo bilancio. E, purtroppo, ma senza sorpresa, il resoconto si chiude con il segno meno. Le stime esitate durante la scorsa estate dal CNO (Consorzio Nazionale degli Olivicoltori) e dell’UNASCO (Unione Nazionale di Associazioni Coltivatori Olivicoli), così come quelle presentate ai primi di Ottobre al Villaggio Coldiretti del Circo Massimo, dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) non possono, infatti, alla luce dei rilievi emersi in queste ultime settimane, essere smentite. “Annus horribilis” si temeva ed “annus horribilis” è stato! Statistiche a parte, è percezione radicata in ognuno che l’annata in atto non sia né possa essere ricordata come una delle migliori dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo.

In uno scenario mondiale di per sé sconfortante, l’Italia, piegata in fase di fioritura da gelate, grandinate, bombe d’acqua e venti intensi, come il siberiano “Burian” che, sul finire di febbraio, ha “spettinato” le piantagioni, è destinata ad arretrare in basso alle classifiche globali. A fronte delle 240.000 dell’anno passato, la produzione attesa per quello in corso è addirittura di 200.000 tonnellate: ben 40.000 tonnellate in meno! Sono questi dati pesanti che, come spiega David Guarnieri, presidente di UNAPROL (Consorzio Olivicolo Italiano), affannano un settore già in difficoltà <<per l’aumento delle contraffazioni, la prepotenza sul mercato di alcune multinazionali che fingono di mantenere una parvenza di italianità e l’invasione di olio tunisino>>. Per carità, il calo registrato in Italia si appresta ad essere compensato dall’incremento preventivato in Spagna, l’unico tra i competitors a sorridere, nonché dalle giacenze conservate in Tunisia, pronte a salvare – come sempre, del resto – l’export. Insomma, nel complesso l’olio d’oliva non mancherà e l’offerta riuscirà a soddisfare, anche se ancora una volta a fatica, la domanda, ma la geopolitica dell’extravergine non sarà più la stessa. A scapito, si intende, del nostro bel Paese.

Se nell’intero territorio nazionale si fa luogo alla fisiologica ed inevitabile alternanza di produzione che è fattore costitutivo dell’olivo, alla stregua della maggior parte delle piante arboree del frutto, persino le timide aspettative riposte sul sud Italia, dove insistono le principali regioni olivicole, vengono clamorosamente infrante da un riscontro empirico. È proprio la zona più produttiva della penisola a pagare a prezzo particolarmente caro gli effetti delle avverse condizioni climatiche sopra descritte, oltre che dei massicci attacchi degli agenti parassitari, come la Tignola e la Mosca, agevolati da un’estate calda, lunga e umida. Ad esempio, il raccolto si preannuncia in declino del 70% in Calabria, in discesa del 58% in Puglia e in flessione del 47% in Sicilia, per quanto tale ultima percentuale sia da specificare da provincia in provincia.

I danni più gravi, in misura pari al 60-80% di perdite, si contano soprattutto nel palermitano e nel ragusano, mentre in altre parti dell’isola, attestandosi la resa “soltanto” al meno 20-30%, l’allarme si ridimensiona. Per quanto più interessa i lettori de “L’urlo Cittadino”, il comprensorio Sciacca-Caltabellotta-Ribera-Menfi versa – rassicura l’esperto, adducendo a motivazione le innovative tecniche di coltivazione adoperate sul posto – in uno stato di criticità tra i meno preoccupanti, sia pure con un’ulteriore differenziazione a vantaggio della fascia saccense, nella quale, nonostante le consuete emergenze fitosanitarie attentino alla qualità del prodotto, il calo non dovrebbe essere poi così drastico.

Concludendo, eccezion fatta per la spinta al rialzo delle quotazioni dell’”oro verde”, la stagione olivicola 2018 non lascia presagire alcunché di positivo. Intanto gli olivicoltori, legittimamente delusi e amareggiati, proseguono – in pochi, a dire il vero, l’hanno intrapresa – la raccolta. Con la lucida consapevolezza che la tenuta in cui hanno investito tempo e denaro questo restituirà loro: l’<<olio per la casa>> e niente o poco più!

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Maria La Bella

Maria La Bella

Nata a Sciacca il 5 agosto 1997. Studia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo.