La festa dei “Morti” a Caltabellotta: nel leggendario mondo di mezzo tra tradizione e superstizione.

15. la festa dei morti

La Festa dei Morti in Sicilia è una ricorrenza molto sentita, essa risale al IX secolo ed è stata traslata dal rito celtico a quello cristiano grazie a Papa Gregorio II, la giornata che formalmente è dedicata al lutto ed al dolore, in Sicilia è vista come una festa gioiosa, dedicata soprattutto ai bambini; viene celebrata il 2 novembre ed ha assunto una connotazione simbolica ben precisa, cioè quella di educare i piccoli al rispetto dei defunti, alla conoscenza delle proprie radici familiari, al dono ed è strettamente legata al cibo. A tutt’oggi, tuttavia, la festa in Sicilia ha una scarsa connotazione prettamente religiosa.

A Caltabellotta, nello specifico, per la festa dei “Morti”, i genitori sono soliti regalare ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro che sono stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti: i doni possono anche essere acquistati dai parenti più stretti (nonni, zii) ed al mattino presto del 2 novembre, dopo essere stati ben nascosti, tramite una caccia al tesoro, vengono fatti trovare ai bambini. Oltre a giocattoli di ogni sorta e di diversa tipologia, assecondando il genere dei figli, si usa donare le tradizionali “‘Nguantiere” (vassoi) piene zeppe di dolci vari: cioccolatini, caramelle, chewingum, “Viscotta cu lu zuccaru” e “Tetù”, “muscardini”, frutta di martorana ed ovviamente “U pupu di zuccaru” che se prima rappresentava personaggi maschili e femminili dell’epopea carolingia oggi riproduce gli eroi dei bambini moderni.

Si racconta che durante la notte che dal giorno 1 porta al giorno 2 di novembre, esattamente a mezzanotte, le anime dei morti escano dal cimitero per percorrere la tradizionale via processionale di Caltabellotta sfilando attorno alle mura medievali. Si dice che sarebbe meglio non incontrarli, ma se malauguratamente dovesse capitare di incrociarli lungo il cammino, è meglio farsi il segno della croce e proseguire senza proferire parola alcuna e soprattutto non pronunciare: «Marasantissima!» potrebbero infuriarsi e prendersela col mal capitato. Si narra inoltre che nella zona di San Marco, una contrada dove c’è anche un abbeveratoio sulla provinciale che porta a Sciacca, nella medesima notte si può incontrare una fiera piena di ogni sorta di bene: è opportuno fermarsi ed acquistare qualcosa, in questo modo i morti ringrazieranno il fortunato compratore facendogli trovare un tesoro.

È una consuetudine ormai del tutto sparuta e presente soltanto nelle persone più anziane o di chi consapevolmente vuole mantenere viva e salda la tradizione, quella di accendere la notte del 30 ottobre la “Lampuzza”, che si spegnerà quando si sarà esaurito l’olio che è il suo stesso sostentamento. Si tratta di una luce che si accende alle anime vaganti per far trovare loro la via di casa oltre a rigenerare l’anima del defunto stesso. In un bicchiere si versa acqua ed olio con eguale proporzione, si posiziona il “meccu”, cioè uno stoppino ricavato dal cotone idrofilo filato con le mani, inserito in un cartoncino ed immerso per metà nel liquido, basterà accendere il cotone e la “Lampuzza” illuminerà la notte e i morti.

Non resta che augurarvi una buona festa dei Morti.

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it