Intervista a Giuseppe Pipia

I bambini non solo desiderano la casacca verde, ma imitano anche i grandi nelle invocazioni a San Pellegrino, accompagnandolo fino al centro abitato. -
The children not only desire to wear the green uniform, but also imitates the adults in the invocation to Saint Pellegrino, until the arrival in town.I bambini non solo desiderano la casacca verde, ma imitano anche i grandi nelle invocazioni a San Pellegrino, accompagnandolo fino al centro abitato. - The children not only desire to wear the green uniform, but also imitates the adults in the invocation to Saint Pellegrino, until the arrival in town.

Giorno 1 Aprile presso la Biblioteca Comunale “Guglielmo Raimondo Moncada”, davanti ad un pubblico
attento ed interessato, è stato presentato il video documento della festa di San Pellegrino, patrono di Caltabellotta, festa che si svolge il 18 di Agosto di ogni anno. A realizzare il documentario che si riferisce alla festa svolta nel 2016 è stato Giuseppe Pipia.
Conosciamolo meglio!

15675594_10154329623052956_2641070486702816603_oGiuseppe Pipia, caltabellottese, 27 anni appena compiuti, una Laurea di primo livello in Ingegneria Aerospaziale e studente del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Aerospaziale, orientamento in Aerogasdinamica a Torino:

Quando nasce la passione per i documentari?

La passione per i documentari nasce durante la scuola elementare. Già allora amavo guardare in televisione vari documentari in vari generi, dal cartone animato fino ad un linguaggio più elevato. Non solo con la televisione, ma la scuola fece la sua parte. Una delle mie maestre, durante la scuola elementare, prima ancora di intraprendere il programma scolastico, ci dettò la storia di Sambuca e poi della festa in onore di Maria Santissima dell’Udienza. Da lì l’interesse e la voglia di comunicare ad altri altre storie e tradizioni a coloro che non le conoscevano. Poi con i miei cugini statunitensi: facevo loro da cicerone durante le loro visite. Dunque, nel 2009, dopo il mio anno all’estero con Intercultura, ho iniziato a filmare e pubblicare mini-documentari sulle tradizioni locali.

Perché hai deciso di dedicarti alla storia delle feste tradizionali caltabellottesi?

È innegabile il fatto che ormai il web è un vero e proprio mezzo che si colloca alla pari della televisione e della radio. Molti sono gli utenti che guardano od ascoltano film o programmi sul proprio computer, anzi sul proprio cellulare. Ho notato anche che difficilmente si va a leggere di più su un certo argomento, e che non tutti guardano anche pochi minuti di una festa locale. Allora ho deciso di colmare questo spazio: sfruttare il filmato delle feste tradizionali di Caltabellotta e raccontarle con la mia voce in modo da incuriosire ed accompagnare lo spettatore.

Cosa rappresenta San Pellegrino per te?

Egli è la prova di come una tradizione, una credenza, quando è forte e sincera, possa resistere per millenni e dominazioni molto variegate tra loro. Non una figura da placare, ma una figura che ci rassicura. Un esempio di vita giusta che dovremmo continuare a ricordare e soprattutto praticare.

Qual è l’aspetto che più ti affascina dei tuoi lavori?

La loro preparazione! Un misto di ansia e di previsualizzazione delle scene e di ciò che dovrò dire. Dopo averlo realizzato non torno a guardarli spesso, a meno che, appunto, non ho in mente di creare un nuovo documentario. Ed allora cerco di annotare tutti i vari difetti ed errori, oltre alle scene fondamentali che devo riprendere.

Lavori precedenti?

Il mio documentario precedente è quello sulla festa in onore di Maria Santissima dei Miracoli e del Santissimo Crocifisso. Un lungo lavoro anche quello di ricerca, perché a differenza di San Pellegrino per il quale sono presenti molti studi, sulla festa dei protettori gli scritti scarseggiano ed è molto basato sulle tradizioni orali. Poi anche la durata della festa, oltre una settimana, ed i tanti eventi correlati è stato impegnativo poter creare un prodotto organico e facile da guardare. Senza narrazione, invece, si possono trovare sul mio spazio web, molte edizioni della Pasqua a Caltabellotta (nacqui in un piovoso venerdì santo: è difficile mancare!), così come altre edizioni della festa di Maria SS dei Miracoli e del SS Crocifisso.

Quanto influisce nei tuoi documentari il vivere lontano dal tuo paese?

La lontananza è cruciale, perché mi fa rendere conto di cosa sia importante tramandare e mettere su video, in modo da poterne preservare il ricordo. Inoltre mi permette di capire cosa possa interessare persone totalmente ignare delle tradizioni di un piccolo paesino di montagna della Sicilia.

Esiste un’altra festa non caltabellottese di cui ti piacerebbe parlare?

Forse la risposta è scontata, ma la festa in onore di Maria Santissima dell’Udienza, credo sarà la prima festa non caltabellottese di cui parlerò, nonostante non sarà la prima festa non caltabellottese che filmo. Ho infatti filmato anche alcune feste tradizionali di Sciacca, di Villafranca Sicula, di Cogoleto (GE) e Torino. Ma la festa della patrona di Sambuca di Sicilia ha la priorità.

Progetti futuri?

Il mio progetto futuro, riguardo la documentazione delle feste di Caltabellotta, è di creare una collezione di documenti che raccontino Caltabellotta, le sue feste, le sue tradizioni, i suoi monumenti, fruibili gratuitamente da tutti in modo da appassionare e sensibilizzare la popolazione sui nostri tesori che vanno salvaguardati da chiunque, a prescindere dalla propria età e dal proprio stato sociale.

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it