I GIOVANI E L’IMPRESA TRADIZIONALE Paolo Marsala e la sua attività plurigenerazionale

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Gli antichi mestieri si appropriano del fascino delle tradizioni, dei sapori e dei colori di un passato nostalgico che sembra sparire nel corso del tempo per lasciare spazio ad un nuovo stile di vita che trascura le origini. La nostra piccola Caltabellotta, in passato sede di numerose attività artigianali, sembra rinnegare le sue peculiarità apparendo oggi come un piccolo borgo anonimo in cui la ricchezza professionale muore insieme ai nostri avi che portano con sé un grande bagaglio di conoscenze mai tramandate. Il ricamo, i sapori della cucina tipica, l’agricoltura e la manifattura di cui eravamo ricchi spariscono per lasciare spazio ad una società di giovani laureati, molti dei quali disoccupati, che dimenticano la grande fortuna di poter imparare un mestiere.

La testimonianza di Paolo Marsala, 23 anni, rappresenta l’emblema dell’impresa familiare tramandata da generazione in generazione che caratterizzava il nostro tessuto imprenditoriale, ricco soprattutto di piccole e medie imprese. Vi lascio alle parole di Paolo, sperando possano essere spunto di riflessione per molti.

Quando ti sei inserito nell’azienda di famiglia?

Avevo circa 8 anni la prima volta che mio padre mi portò con sé in campagna e iniziò a tramandarmi l’arte della pastorizia, inizialmente però il mio compito era quello di accompagnarlo per vedere come lavorava. Quando andavamo alle fiere degli animali ero entusiasta perché c’erano molti animali da pascolo e tra tutti le capre per cui avevo una passione particolare. Fu proprio grazie a queste che ho iniziato ad avere le prime responsabilità, infatti papà ne comprò alcune tutte per me con la promessa che me ne sarei occupato. Dagli 8 ai 16 anni mi sono occupato di loro ed è stato soddisfacente vedere come da 8 sarebbero diventate 50 grazie al mio lavoro. Sono forse cresciuto troppo presto, ma oggi ne sono fiero.

 Crescendo cosa pensavi di questo mestiere?

Per molti versi è stata dura, ho dovuto fare molte rinunce e altrettanti sacrifici. Si tratta di un mestiere particolare, gli animali vanno seguiti quotidianamente e quando papà non poteva per svariate ragioni c’ero io ad occuparmi di tutto. Oltre alla gestione degli animali ho imparato a trasformare il prodotto, creando dal latte tutti i derivati. Anche mio nonno mi ha aiutato quando ero solo e grazie a questo ho imparato un arte di cui vado fiero.

Come conciliavi la scuola con il lavoro?

Fino alle scuole medie avevo buoni voti a scuola, al momento della scelta della scuola superiore optai per l’istituto commerciale. Devo ammettere che grazie all’economia aziendale ho imparato la parte teorica di ciò che già in pratica facevo, ma ho anche aggiunto conoscenze in merito alle fatture e alla gestione burocratica. Non è stato facile coniugare scuola e lavoro, infatti alla fine dei miei cinque anni ho lasciato lo studio per continuare a lavorare.

Se ora potessi ritornare indietro rifaresti la stessa scelta?

Ora vivo un periodo di confusione, perché mi rendo conto che vorrei studiare anche e soprattutto per accrescere la mia cultura personale, ma ho un lavoro che mi consente a 23 anni di stare in mezzo alla società con grande maturità e grande responsabilità. Il mio presente è merito dei miei sforzi, non devo niente a nessuno, se non ad un padre che mi ha trasmesso arte e passione, rispetto e spirito di sacrificio, ma soprattutto impegno e costanza per portare avanti nuove idee. Ad oggi noi consegniamo il prodotto finito, che per la grande richiesta non è mai abbastanza, partecipiamo ai mercatini e chissà che un giorno non si possa fare qualcosa di più.

Sei quindi soddisfatto di quello che fai?

Si, lo sono. Il confronto con i miei amici universitari c’è sempre perché conduciamo stili vita completamente diversi che ti fanno venire voglia di scoprire realtà diverse, ma mi rendo conto che senza la mia libertà mi sentirei perso.

Cosa intendi per libertà?

Io mi alzo la mattina e respiro aria pulita, passeggio immerso nella natura, scopro piante e fiori che non conoscevo, vedo paesaggi e vivo emozioni. Inoltre posso leggere se voglio, parlare, riposare e non sottostare agli ordini di nessuno. Il mio lavoro rende la mia vita libera, quella libertà che nessun altro lavoro può darmi. Se crescendo a volte è stato un impedimento, oggi è una vera fortuna.

A volte quella curiosità di cui parli ti darebbe la forza di lasciare tutto e andare via?

Non credo, altrimenti lo avrei già fatto. Non si può smettere di produrre prodotti che piacciono, non si possono lasciare i clienti e soprattutto non si può abbandonare una tradizione che appartiene da generazione alla mia famiglia. Sarebbe un vero peccato, non sarebbe giusto. Poi ad oggi davvero mi sento fortunato perché ho un lavoro che nonostante tutto, mi gratifica e mi soddisfa. L’unica preoccupazione che ho è il contesto in cui vivo, in cui tutto si sta perdendo, in cui i giovani non si impegnano a valorizzare l’oro di Caltabellotta.

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Maria Laura Campo

Maria Laura Campo

Nata a Sciacca nel 1991, ha conseguito la laurea in Economia Aziendale e Management presso l’Università Commerciale L. Bocconi. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze Economico Aziendali.
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