Evviva San Michele: La Santa Pasqua a Caltabellotta

6. san michele

Nella terra di Sicilia con la Santa Pasqua si ridestano antiche tradizioni religiose e pagane e Caltabellotta può annoverarsi a pieno titolo tra le città che svolgono tale festività con connotazioni folkloristiche. Coi “Sebulichi”, i Sepolcri, inizia ufficialmente la liturgia della Settimana Santa. La tradizione vuole che l’altare sia addobbato coi simboli dell’ultima cena, della passione di Cristo e dell’Eucarestia. Il Venerdì Santo si svolge come in tante altre città siciliane, non connotando per Caltabellotta una peculiarità tale da parlarne diffusamente: si prepara la “Via Crucis” che nella mattinata vede i personaggi, in carne ed ossa, partire dalla Chiesa di Sant’Agostino e raggiungere il Calvario e, nel pomeriggio, il corteo coi simulacri stavolta che parte dal Calvario e, percorrendo la via processionale, riporta tutti nella Chiesa di Sant’Agostino.6. san michele Il Sabato Santo è esente da riti ma l’eccitazione che si respira nell’aria fa prevedere grande festa per il giorno seguente: tutti i ragazzi infatti sono impegnati a comprare alimenti vari per la “Nuttata”, cioè l’attesa notturna goduriosa e mangereccia per la “Nisciuta” di San Micheli che avviene alle 6.00 del mattino seguente dalla Chiesa del Salvatore. Trascorsa la veglia, quando si apre il portone chiaramontano, nel chiaroscuro dell’alba, ad aspettarlo ci sono tutti i giovani del paese ma non solo, c’è la banda che intonando un’unica marcia, la “Sammichilata”, lo seguirà per l’intera giornata, i vecchi portatori della “vara” che scalpitano per fargli fare alcune ballate ed i padri con i figli più piccoli per trasmettere loro consapevolmente l’amore per quel Bel Santo che mette in secondo piano il vero protagonista della festa. Le grida per farlo uscire sono acute e continue e, quando il portone si apre, l’eccitazione è incontenibile; il Santo, la cui “vara” è addobbata da chiome di “Addarru e Balacu” (alloro e violaciocca: il primo simbolo di gloria ed il secondo di fedeltà assoluta e completa) e di gigli che accompagna ondeggiando il suono profuso dalla banda e saltando si getta verso i fedeli. Dopo alcuni minuti di estasi totale inizia l’annunciazione della Resurrezione di Cristo da parte del Santo per tutte le vie del paese, nessuna via, nemmeno la più stretta e inaccessibile, sarà lasciata fuori fino a raggiungere, intorno alle Tredici, la piazza centrale del paese dove in passato c’era una Chiesa a lui dedicata. È così intenso e radicato l’affetto verso il Santo da parte degli abitanti, che ormai da tantissimi anni oltre alla statua a grandezza quasi naturale, si vedono passare diverse “Vare e variceddi” di diversa misura in base all’età dei portatori, i quali emulano in toto i salti e i balli della statua grande.

Dopo che i ragazzi si sono brevemente riposati e ristorati, riparte nuovamente l’Annunciazione della Resurrezione che attraversa la Terravecchia, nei pressi del pianoro della Madrice; ad attendere San Michele c’è da una parte, davanti alla Chiesa del Salvatore, la “Vara” della Madonna la quale è velata perché ancora non sa che il Figlio è risuscitato e dall’altra, davanti al sagrato della Chiesa della Madrice, Gesù Risorto oltre alle migliaia di persone venute ad assistere a “Lu ‘ncontru” che avverrà all’imbrunire. San Michele percorre per ben tre volte il tragitto che separa le due “Vare” e soltanto l’ultima volta convince la Madre a seguirlo ed insieme andranno incontro al Figlio e quando finalmente si incontrano, il drappo nero della Madonna cade e delle colombe, nascoste sotto il manto, volano via accompagnate dalle grida della folla che urla «Viva Rosetta!» e «Viva lu gigliu!»; contemporaneamente partono i giochi pirotecnici e i Santi assistono insieme fino a quando Madre e Figlio entrano nella Chiesa Madre e San Michele, protagonista indiscusso della Pasqua caltabellottese, fa gli ultimi salti prima di congedarsi dalla folla. Nonostante la manifesta stanchezza, per la notte insonne e per l’intera giornata trascorsa insieme al Santo, la folla lo incita affinché si rimandi la “Trasuta”, l’entrata, ma dopo vari falsi tentativi, San Michele viene immesso nella Chiesa del Salvatore e chiudendone la porta si chiude anche la festa.

 

Si ringrazia Giuseppe Pipia per il video messo a disposizione

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it