Di cosa è fatto un uomo: 23 anni senza Vito Marciante

Vito Marciante

Il primo marzo del 1994, Vito Marciante, se n’è andato. Ventitré anni dopo si sente ancora la sua mancanza.
Chi era Vito? La nuova generazione probabilmente lo ha sentito menzionare nei racconti dei propri genitori, ignorando la storia di un uomo dal forte carisma, un uomo speciale, intenso.
Vito era il capofamiglia, era il padre, una guida spirituale, era il segretario della Camera del Lavoro di Caltabellotta prima e di Sciacca poi, un “Compagno”, un sindacalista, un uomo autentico, attento alle esigenze ed ai diritti dei lavoratori (operai, forestali, edili), un eclettico, un politico, era anche musicista poeta e conduttore radiofonico, un osservatore, innamorato della fotografia e della musica popolare, che si è speso per la sua amata Caltabellotta, struggendosi ed al tempo stesso elevandosi con essa.
Il 30 ottobre del 2010, dopo anni di chiusura, riapre la sede della CGIL di Caltabellotta, intitolata a Vito Marciante, “uno dei migliori e più apprezzati dirigenti della provincia di Agrigento” dice Mariella Lo Bello (allora segretaria Generale della CGIL agrigentina), lui che nel 1980 si era occupato dell’apertura, attivo anche nella vita politica come consigliere comunale del PCI prima e Assessore alla Trasparenza in un secondo momento.
Sempre nel 1980, Vito insieme ad Ezio Noto fonda il gruppo folk “I Cataviddotta”, che contava numerosi componenti, alcune sue poesie vengono riarrangiate da Ezio e suonate in diverse piazze siciliane: Cataviddotta e Trenu, ad esempio, la prima dedicata al suo amato paese e la seconda indirizzata al delicato tema dell’emigrazione che fu vissuta in prima persona da Vito, che si recava a Stoccarda nel periodo estivo per lavorare in fabbrica e che aveva visto partire prima di lui suo padre, insignendolo di un poderoso carico: quello di capo famiglia ancora adolescente ma capace di guidare i fratelli più piccoli.
Insieme ad Ezio Noto, negli anni ’90, conduce per 2 anni un’esperienza radiofonica a cadenza settimanale di 2 ore, con temi di attualità, approfondimento, denuncia, un pizzico di ironia e ovviamente grande musica, con la trasmissione “Popov” divulgata da Radio Triocola 90.
Una ricchezza interiore non indifferente la sua, la passione per tutto ciò che produceva la si può leggere nella raccolta postuma di poesie, realizzando uno dei tanti sogni di Vito: quello di pubblicare un libro di poesie che raccogliesse anche quelle scritte da suo fratello Paolo; il titolo è già una riflessione: Di cosa è fatto un uomo? È la domanda che Vito, Paolo, Nino, Franca, Maria, Biagio si sono fatti e che non trovano una univoca risposta ma che comportano probabilmente ulteriori domande, prima fra tutte quella di capire che cosa avrebbe potuto dare ancora alla comunità. Domande dunque e tanti ricordi che speriamo siano da stimolo per cercare non tanto le risposte ma l’amore e la stessa passione che Vito generava e quella speranza trasmessa nella frase conclusiva di “Trenu” :«Trenu di lu suli, trenu di l’amuri si chinu di vuci, di gioi e duluri, tutti ‘nta lu munnu ti vonnu pigliari ma sulu pi vidiri…e no pi emigrari».

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it