Catapano, Kitubbo, Giuranara ed altri epiteti “ingiuriosi”

31. Catapano, Kitubbo ed altri epiteti “ingiuriosi”

C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui ogni città del circondario aveva affibbiato un nomignolo provocatorio e spregiativo ai suoi vicini territoriali: così nascevano termini come Catapano, Kitubbo, Giuranara, Pedichiatti, Faccistagnata ed altri. Tuttavia analizzando l’etimologia dei vari termini menzionati, nati in un contesto prettamente popolare, ci si accorge in realtà che questi nomignoli di spregiativo hanno ben poco e testimoniano un legame storico ad avvenimenti importanti, in alcuni casi, ad un mestiere, ad un origine extra-sicula o ad una caratteristica topografica.

Il Kitubbo, termine con cui si denigravano i Santannesi, è una parola di origine ebraica. La ketubah infatti è il contratto matrimoniale ebraico: definizione dunque collegata al periodo in cui si attesta la presenza delle comunità ebraiche a Caltabellotta nel XV secolo; un contratto quindi tra Caltabellotta e Sant’Anna che ne è la frazione.

Con Giuranara si era soliti definire i Riberesi, la giurana in dialetto siciliano è la rana. Il nome di Ribera ha origini spagnole e si può tradurre con “bacino di un fiume” ed essendo nata in una zona ricca di acqua, assicurata dai fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, sicuramente presentava una grande colonia di rane.

Anche i Saccensi non sono risparmiati dagli epiteti più o meno spregiativi: Pedichiatti e “Amici di Trazzera” li riguardano da vicino. Il primo termine indicava una caratteristica somatica dovuta ad una condizione di adattamento alla natura marinara del borgo fatto da pescatori soliti a camminare a piedi scalzi. Meno cortese è l’appellativo di “Amici di Trazzera” che indica una sorta di opportunismo con cui si presume si approccino alle amicizie. La trazzera è la pista con cui greggi e mandrie tracciano il terreno attraversando i campi durante il loro passaggio, dunque si è amichevoli durante il transito ma lo si dimentica subito dopo.

«Se vai a Burgio ti diventa la facci stagnata (o di brunzu)», la faccia di stagno o di bronzo ce l’ha chi non prova vergogna ed è sfacciato. In realtà essendo Burgio il paese rinomato per la secolare tradizione dell’artigianato delle campane di bronzo, non è difficile trovare un diretto collegamento con questo antico mestiere.

Catapano, termine con cui si definivano i Caltabellottesi, infatti, ha un duplice significato con un’origine etimologica greca: κατά (katà) ed ἐπάνος (epànos) cioè “Colui che sta al di sopra” ovvero “Dominatori dall’alto”, nulla di irrispettoso dunque dato che Caltabellotta sorge a quasi Mille metri di altezza sul livello del mare dominandone le vallate circostanti. Se Catapano lo si volesse attribuire alla dominazione bizantina in Sicilia, con questo termine si indicava il governatore di provincia, mentre se lo si collega all’epoca della dominazione spagnola in Sicilia, scopriamo che il catapano era un funzionario preposto alla sorveglianza dei commerci e dei mercati.

Tanti altri sono i nomignoli dati ai vari cittadini del circondario che si riferiscono ad una sorta di dispregiativo in rima collegato al suffisso dei toponimi: dunque Catavidduttisi, Rivilisi e tutti gli altri epiteti terminanti in –isi avranno Li corna tisi, Sciacchitani, Menfitani etc. avranno Li corna chiani.

La prossima volta che vorrete offendere qualcuno collegando l’insulto all’origine toponomastica, pensate bene al significato delle parole!

 

Commenta con Facebook

The following two tabs change content below.
Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it