CANTO DELLA LUNA

22. Canto della Luna

Per la rubrica, Sicilia in versi, questo mese dedicheremo il nostro spazio ad un canto della Luna tratto dall’opera Lunaria di Vincenzo Consolo. Si racconta, in una Palermo di fine Settecento, di un Viceré che si sveglia madido di sudore e tremante in seguito ad un incubo in cui la Luna, caduta dal cielo dove ha lasciato un buco, si è spenta dopo aver toccato la Terra.

CANTO DELLA LUNA
Finito ed infinito è l’Universo
sono fisse e mobili le Stelle
è immobile la Terra e ruota il Sole
è fisso il Sole e mobile la Terra.
È impulso moto cerchio concordanza
Armonia ordine migliore.
Ma la Luna la Luna la Luna
La maculata Luna
È dissonanza, è creatura atonica, scorata,
caduta dalla traccia del suo cerchio,
vagante negli spazi desolati.
È saturnina la Luna, atra,
melanconica, sospesa
nell’attesa infinita della fine
che non arriva mai.

Lunaria di Vincenzo Consolo

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it