Caltabellotta ed il mistero del Santo Graal

18. Caltabellotta ed il mistero del Santo Graal

Il Santo Graal è la coppa con la quale Gesù svolse l’Ultima Cena e nella quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione; un oggetto sacro dunque e con straordinari capacità miracolose.  Dopo secoli di oblio e grazie ai Crociati, la leggenda si diffuse nuovamente in Europa e nel 1210 circa, il tedesco Wolfram Von Eschembach, nel poema Parzival, fornisce una nuova interpretazione sulla natura del Santo Graal descrivendola non come una coppa ma «[…] Una pietra del genere più puro […] chiamata lapis exillis. (Se un uomo continuasse a guardare) la pietra per duecento anni, (il suo aspetto) non cambierebbe: forse solo i suoi capelli diventerebbero grigi.» Dunque si tratterebbe di un oggetto che dà lunga vita a chi la possiede.
Il racconto di Von Eschembach si sviluppa in un castello abitato dal mago Klingsor il quale lavora al servizio di Iblis, una donna bellissima, moglie del re siciliano Iberto, che vive nella fortezza di Kalot Embolot,. Il mago, avendo sedotto la regina, viene evirato dal re, evirazione che gli dà ancora più potere, divenendo il signore del Castello, dove inizia a praticare il satanismo sadico con orge, violenze e sacrifici umani prevalentemente di donne e bambini.
Nel 1928 Johannes Stein, approfondendo gli studi a riguardo sul Parsifal, sul Santo Graal e sulla sua collocazione reale, conferma che i personaggi dell’epica corrispondono a persone reali vissute durante l’impero carolingio: dunque Klingsor viene identificato con Landolfo II di Capua, feroce e spietato principe longobardo, scomunicato per aver praticato la magia nera con l’intento di acquisire il potere assoluto e, giunto in Sicilia a riparare, stringe un patto con le potenze pagane dell’Islam.
Hitler, convinto di essere Landolfo II, invia in Sicilia l’amico fidato Dietrich Eckart, uno studioso di occultismo, a cercare il castello di Kalot Embolot: Eckart dopo aver studiato ed adattato i materiali di Johannes Stein e di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, alla mitologia del nazismo, arriva a Caltabellotta, in Sicilia, primo fra tutti l’indizio di un’assonanza col nome di Caltabellotta in arabo: Qal’at al Balut, per trovare quel castello di Landolfo II, ingaggiando addirittura per le sue ricerche Aleister Crowley, il mago inglese vestito con lunghi e scuri abiti talari, che a Cefalù aveva creato la sua “Abbazia di Thelema” nel 1921. Si racconta che Crowley, convinto da Eckart, avrebbe condotto anche lui delle ricerche a Caltabellotta, arrampicandosi sui pochi resti dell’antico castello vecchio per evocare il diavolo consacrandogli ogni sorta di terribile e violenta offerta umana.
La leggenda vuole che uno dei centri da contrapporre al Graal sia proprio a Caltabellotta, altri racconti dicono invece che in questa cittadina si trova la forza positiva del Sacro Graal: raffigurato in mano ad un santo, dipinto sul soffitto della Chiesa Madre di Caltabellotta (non più visibile a causa del terremoto del 1968 che distrusse il tetto).
Liberi di crederci o meno, qui viene riportato il mito, gli studi sul Santo Graal e su ciò che ne veicola attorno a Caltabellotta, di certo è che si è affrontato un argomento poco conosciuto, di cui mal volentieri si racconta e che potrebbe portare ad ulteriori sviluppi e suscitare negli animi più sensibili velate suggestioni; dal nostro canto possiamo soltanto esclamare di stare attenti al monaco!!!

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it