Caltabellotta al cinema

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Anche Caltabellotta può vantarsi di essere stata oggetto di riprese cinematografiche, nella prima delle quali i luoghi filmati furono inseriti in un film di grande successo: “Sedotta e abbandonata” che è una commedia italiana del 1964, diretta da Pietro Germi ed interpretata da attori come Saro Urzì, Stefania Sandrelli, Lando Buzzanca e Leopoldo Trieste. Il film fa parte di una trilogia iniziata con “Divorzio all’italiana” del 1961 che si conclude con “Signore & signori” del 1966. Racconta di uno spaccato della Sicilia degli anni Sessanta che considerava il matrimonio come l’unico elemento dignitoso per poter porre rimedio ad un reato (consumare prima del matrimonio) che andava condannato aspramente in una società dove salvare l’onore era più importante di qualsiasi altra cosa, dove le donne non venivano affatto considerate e dove l’apparenza contava più dell’essenza, non mancano l’ironia e le caratterizzazioni dei personaggi.

Girato per la stragrande maggioranza del tempo a Sciacca, si trovano alcune scene in cui compare Caltabellotta col suo Pizzo, la chiesa dei Cappuccini all’interno ed all’esterno con l’annesso convento. Il film ebbe un successo di pubblico non indifferente, tanto che il titolo stesso è entrato a far parte del linguaggio comune quando si vuole esprimere un vantaggio preso da qualcuno ma che viene ricambiato col tradimento.Oltre al successo di pubblico anche la critica fu positiva ed i riconoscimenti non mancarono: miglior regista al David di Donatello per Pietro Germi, migliore interpretazione maschile a Saro Urzì al Festival di Cannes ed al Nastro d’argento, migliore attore non protagonista a Leopoldo Trieste al Nastro d’argento, 2º posto come miglior film straniero al New York Film Critics Circle Awards etc.
Un altro film è “Il Siciliano” diretto da Michael Cimino nel 1987 racconta la vita di Salvatore Giuliano, un bandito siciliano noto soprattutto per la strage di Portella della Ginestra avvenuta il 1º maggio del 1947, in cui morirono undici persone e altre 27 rimasero ferite. Girato in più parti della Sicilia, Caltabellotta fu protagonista di diverse scene in esterne ed interni del film, prima fra tutte la strage di Portella della Ginestra girate nella strada che da San Pellegrino porta in c.da San Marco, altre scene riprendono la parte alta del paese: la randa, la Petra, i ruderi di San Benedetto, il monte Gogala etc. La critica giudicò aspramente il film ritenendolo fatalmente stonato, confuso e sgangherato. Lo stesso Leonardo Sciascia critica la mitizzazione del personaggio di Salvatore Giuliano da parte di Cimino. Del film esiste una versione integrale di 146 minuti, giudicata migliore dal regista stesso. Cimino, vincitore di 5 premi Oscar col film “Il cacciatore” del 1978 diresse “Il Siciliano” in un momento in cui aveva realizzato vari flop cinematografici e di certo la storia romanzata di Salvatore Giuliano non lo fece riemergere, nonostante attori importanti come Christopher Lambert e John Turturro.
L’ultimo dei film girati a Caltabellotta è Demonia, un film horror diretto da Lucio Fulci nel 1990 che racconta la storia di una giovane archeologa venuta a scavare in Sicilia, la quale rimane attratta da un misterioso monastero medievale posto in cima alla collina del paese di Caltabellotta, dove nel 1500 delle suore, consacrate al satanismo e ad atti sessuali sfrenati, vennero crocifisse nelle catacombe del convento. Si può notare l’Eremo di San Pellegrino sia all’esterno che all’interno in un momento in cui, gli anni ’90, la struttura era abbandonata a sé stessa. Il film fu un fallimento a causa dell’allontanamento volontario del produttore che a metà delle riprese del film scappò portandosi via tutti i soldi e lo stesso regista lasciò incompleto il montaggio della pellicola abbandonando le riprese.
Per Caltabellotta essere stata scelta come luogo di riprese di vario genere rappresenta un vanto e i suddetti film lasciano nelle loro varie scene i luoghi, le persone e le cose di un paese che ormai non esiste più, rappresentati nell’altare ligneo scomparso dalla chiesa dei Cappuccini, nelle mura del convento stesso in “Sedotta e abbandonata”, nelle strade sterrate, nell’abbigliamento delle donne che partecipavano alla messa, nelle rocce sempre statiche ma che hanno visto tanti uomini calpestarle, in punti di vista diversi rispetto a quelli a cui siamo abituati a vederla oggi.
Questo articolo vuole essere, oltre che di conoscenza,  anche d’auspicio per un probabile film in un futuro non tanto lontano.

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Patrizia Noto

Patrizia Noto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali indirizzo Archeologico e master in Esperto della Valorizzazione del Patrimonio Storico Culturale Siciliano. Ha pubblicato un opuscolo, Le Pietre di Caltabellotta, con un percorso visivo. Attualmente lavora, insieme alla sua Associazione SiciliAntica di cui è Presidente, alla pubblicazione di altri due libri sulla tradizione caltabellottese. E-mail: patrizianoto@libero.it