Automazione e lavori a rischio estinzione

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La cassa automatica sostuisce il cassiere, il bancomat il bancario allo sportello. Amazon cancella commessi e agenti di commercio, Airbnb e Booking gli addetti degli hotel e delle agenzie di viaggio. L’email il postino. I robot gli operai. App e siti web i telefonisti dei call center.

Secondo l’ultimo rapporto McKinsey, A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity, conferma: quasi la metà (il 49%) dei lavori svolti oggi nel mondo da persone fisiche potranno essere automatizzati.

Anche in Italia, dove il tasso di sostituzione si aggirerebbe tra il 49 e il 51 per cento. Significa che più della metà dei lavoratori italiani, circa 11 milioni di persone, potrebbero essere sostituiti da una macchina.

L’automazione potrebbe colpire qualsiasi lavoro, ma alcuni lavori sono “più sostituibili” di altri dal braccio di una macchina o da un algoritmo. In primis, quelli più semplici e ripetitivi. Parliamo di mansioni come l’assemblaggio. Mentre, per l’ufficio, sono a rischio attività come il data entry (inserimento di dati)

Ci sono settori più esposti di altri alla sostituzione meccanica. I luoghi di lavoro a più alto tasso di automazione attuale e potenziale sono le aziende manifatturiere e di costruzioni (la famosa industry 4.0), le aziende agricole, gli hotel e le strutture ricettive in generale, i ristoranti e i fast food, i centri commerciali, i supermercati (la grande distribuzione in generale), le banche, le compagnie assicurative, le società di consulenza finanziaria, i call center e i giornali (quelli di carta).

Nei supermercati delle principali città italiane già da tempo le casse automatiche hanno affiancato le file di cassieri in carne e ossa. In alcuni casi, si ritira una pistola laser all’ingresso, si registra ogni prodotto che finisce nel carrello, e alla fine basta solo pagare alla cassa. Automatica ovviamente. La spesa, è chiaro, si può fare anche online senza mettere piede in negozio.

Nei fast food si può ordinare cosa mangiare su uno schermo touch screen, senza mai interagire con un operatore umano. Per fare un bonifico bancario, basta digitare username e password e accedere al nostro conto online sullo smartphone. E anche per aprire il conto si può fare tutto online.

Per comprare un paio di scarpe o una cassetta di verdura, ci serve al massimo scrollare la vetrina virtuale sullo schermo del computer e aspettare che il fattorino citofoni. Per prenotare le vacanze, da tempo facciamo a meno delle agenzie di viaggio. Per scegliere l’assicurazione dell’auto nuova, possiamo confrontare i prezzi online e premere un bottone. E se ci serve assistenza, difficilmente alziamo il telefono ascoltando la musica d’attesa. Si può interagire con il servizio clienti tramite Facebook e Twitter, o sui siti web, e al massimo chattare con un addetto specializzato. Anche per ordinare una pizza o cibo cinese a domicilio non si passa più dalla cornetta: c’è solo l’imbarazzo della scelta tra le diverse piattaforme di delivery.

Dire quanti posti di lavoro queste innovazioni abbiano già cancellato in Italia (e quanti ne abbiano creato) è difficile. Un osservatorio ad hoc non esiste. Le previsioni a livello globale sono numerose. Il World Economic Forum parla di una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro entro il 2020, compensata da un guadagno di due milioni di posti di lavoro. Quindi, il saldo negativo è di cinque milioni di posti in meno nel mondo entro i prossimi tre anni.

La sostituzione non avverrà all’improvviso. «Sarà un processo graduale di medio-lungo termine», dice Brunelli, managing director di Boston Consulting Group.

E in Italia sarà più lento che altrove. Il tasso di innovazione nel nostro Paese è basso, la legislazione sul lavoro rigida, e le dimensioni ridotte delle nostre pmi non favoriscono grossi investimenti.

Ma non sarà la “fine del lavoro”. Alcune occupazioni spariranno, altre cambieranno, altre se ne aggiungeranno.

Il trucco è non farsi trovare imprerati. «Il saldo tra lavoratori non più necessari e nuove figure professionali non è detto che sarà negativo, con un potenziale guadagno di produttività», spiega Jacopo Brunelli. «Le nuove tecnologie richiederanno l’inserimento di nuove figure professionali più tecniche e qualificate per gestire i nuovi sistemi.

 

Fonte: Linkiesta.it

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Davide Parlapiano

Davide Parlapiano

Inventore e direttore del Blog "L'urlo Cittadino". Nato a Palermo nel 1994. Attualmente Consulente FinTech presso PwC Italy e studente III°Anno in Computer Science Engineering, presso SUPINFO INTERNATIONAL UNIVERSITY Trapani Campus.